Si parla di gravidanza molare quando la fecondazione non è andata a buon fine. In questi casi la placenta e l’embrione non si sono formati bene e quindi il feto non si è sviluppato.

Quello che si forma è una massa di cellule difettose, sacchi pieni di liquido (cisti), simili ad acini di uva. Lo sviluppo di queste cellule all’interno dell’utero è molto rapido e vengono identificate con il termine latino mola che significa massa.

Questa massa, quindi, cresce al posto del bambino, ma non è maligna! Nonostante questo, però, deve essere rimossa tramite raschiamento.

La gravidanza molare si divide in:

-Molare completa

-Molare parziale

Nella gravidanza molare completa si forma una parte di tessuto placentare e una parvenza di crescita embrionale.

Nella gravidanza molare parziale non si forma tessuto placentare normale né fetale ma cellule anomale.

Il sintomo più comune della gravidanza molare è il sanguinamento vaginale e si può individuare tra la decima e la sedicesima settimana di gravidanza tramite ecografia, ma, per essere sicuri al 100%, si consigliano esami più approfonditi. Altro sintomo rilevante è la nausea insistente, più debilitante di quella che normalmente è presente durante la gravidanza.

Per eliminare la “mola” è necessario un intervento che implica l’apertura della cervice (il collo dell’utero) con un piccolo tubo, detto dilatatore, e la rimozione del residuo tessutale tramite un dispositivo aspirante. Il tessuto gravidico viene poi generalmente sottoposto a esami di laboratorio per confermarne la natura molare.

Dopo una gravidanza molare, si raccomanda di evitare una nuova gravidanza nei 6 mesi successi (in molti casi è consigliato aspettare almeno un anno). Ad ogni modo sarà il ginecologo a valutare tempi e modi per ogni singolo caso.

 

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