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25 ottobre 2016
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Fecondazione Assistita: diagnosi genetica e cellule staminali per ringiovanire l’ovaio

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Nell’Italia del Fertility Day sono in continuo aumento le coppie che hanno difficoltà a concepire un figlio. A dircelo sono i numeri sempre più alti riportati dai centri per la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), in crescita in tutta Italia.

Ma qual è la causa primaria dei problemi di infertilità? E quali sono le nuove frontiere della fecondazione assistita? Risposte autorevoli arrivano da Antonio Pellicer, docente di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Valencia e presidente dell’Instituto Valenciano de Infertilidad (Ivi), che spiega quanto sia influente il fattore genetico:

“Sono state studiate 2.570 persone e ne è risultato che 2.161 (l’84%) erano portatrici di una qualche mutazione, mentre il 16% è apparso negativo”.

(Adnkronos Salute)

Secondo il ginecologo spagnolo, quindi, la maggior parte delle coppie che si sottopongono ai cicli di fecondazione falliscono proprio per problematiche di tipo genetico. Ecco perché il futuro della procreazione assistita sembra essere la diagnosi genetica preimpianto.

Studi importanti sono in corso anche per venire incontro alle coppie che devono ricorrere alla donazione eterologa: sembra che le cellule staminali del midollo osseo siano in grado di “ringiovanire” l’ovaio. Un recente studio ha infatti dimostrato che le staminali del midollo osseo sono in grado di riattivare follicoli ormai inattivi nelle donne in menopausa.

Un altro gruppo di scienziati sta invece studiando la possibilità di utilizzare staminali ottenute da cellule della pelle per produrre ovuli o spermatozoi. Nel giro di pochi anni le coppie che desiderano un figlio potranno probabilmente usufruire di trattamenti standard di questo tipo, evitando trattamenti ripetuti e invasivi, viaggi esasperanti e costi proibitivi.

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